Zitto zitto Gentiloni va da Pippo Baudo e gli italiani scoprono che il quid ce l’ha

di Michele Esposito (Ansa)
Pubblicato il 6 Marzo 2017 - 05:50 OLTRE 6 MESI FA
Zitto zitto Gentiloni va da Pippo Baudo e gli italiani scoprono che il quid ce l'ha

Zitto zitto Gentiloni va da Pippo Baudo e gli italiani scoprono che il quid ce l’ha. Nella foto:Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (s) e Pippo Baudo durante la trasmissione televisiva ”Domenica in’ a Roma, 5 marzo 2017, ANSA/GIUSEPPE LAMI

(ANSA) Un governo “rassicurante”, che però non fa i miracoli. Quelli, “li fanno i cittadini con i loro sacrifici”. Ma è anche un “governo che non è provvisorio”, che non si trova a Palazzo Chigi – pur in “doverosa continuità” con l’esecutivo Renzi – per caso e che, soprattutto, intende arrivare “a fine legislatura” con degli obietti vi ben precisi. Paolo Gentiloni sceglie di entrare nelle case degli italiani con un messaggio positivo e lo fa dal salotto di Domenica In intervistato da Pippo Baudo.

Chiede fiducia, promette riforme. “Abbiamo molte cose da completare che ha fatto il governo Renzi e delle cose nuove e importanti”. Tra queste, sicuramente, un intervento sul lavoro: “Il nostro obiettivo nel Def – annuncia infatti il premier – è quello di abbassare ulteriormente le tasse sul lavoro. Dobbiamo rendere gli investimenti più vantaggiosi”, ha spiegato sottolineando che questo si può ottenere dando “un’altra spinta sulle tasse del lavoro”. “Abbiamo fatto molte cose sul piano delle regole”, rivendica Gentiloni. “Si sono creati 700mila posti di lavori senza clamore, anche se la disoccupazione giovanile è ancora molto alta”.

“Le cicatrici della crisi – ha detto – si fanno sentire ancora e che ci sia una crisi di fiducia è abbastanza comprensibile, ma le cose fatte in questi anni ci hanno rimesso in carreggiata e penso che le cose possono migliorare non solo nei grandi numeri astratti ma anche nelle nostre buste paga”.

Forse è anche per questo che Gentiloni chiede di dare tempo al suo Governo: “Anche per togliere un’idea di provvisorietà, vorrei che il governo si desse una agenda di riforme”. Ricordando la nascita “in 48 ore” del suo esecutivo, l’inizio “col fiatone” per la fretta e la necessità di partire, le emergenze che si è trovato a dover gestire, ora Gentiloni vuole che il governo si dia “un cambio di passo” con riforme strutturali. E cita il lavoro, il Mezzogiorno, il processo penale, la legge sulla concorrenza e quella sulla povertà per la quale – ha detto – “mi auguro di avere novità positive in settimana”.

Ma è anche e in particolar modo sul Sud – forse complice la sua visita di ieri a Catania – che il premier insiste. “Mi darebbero un premio Nobel se avessi una ricetta semplice” per far crescere il Sud, ha detto spiegando che le potenzialità nelle regioni meridionali sono altissime”, guarda anche all’Europa, ai migranti, al difficile compito della ricostruzione delle zone terremotate.

E lo fa chiedendo, ancora una volta, fiducia. Se “non nascondiamo i guai che abbiamo e se riusciamo con realismo a restituire più sicurezza e fiducia” ai cittadini “abbiamo fatto” il nostro dovere, ha spiegato. E dunque, pur con una critica per le rigidità a senso unico dell’Europa (è “rigidissima sugli zero virgola dei bilanci e non su altre cose”), ha sottolineato che l’Unione è da “tenersi ben stretta”. E che ora “l’Europa deve aiutare la crescita e non deprimerla”. Una mano, Bruxelles, però ce la può dare da subito. Sia “attraverso il fondo di emergenza, con una cifra attorno al miliardo” e “consentendo di togliere dai conteggi deficit/pil le spese per il sisma”.

Infine, guardando all’anno che ancora si augura di passare a Palazzo Chigi, rivolge un invito al Parlamento. Affinchè sia un luogo dove ci siano “meno litigi e più leggi. Vorrei un Parlamento in cui si collabori maggiormente, che mantenendo le differenze lavori nell’interesse del Paese”. Un invito da ‘moderato’, gli fa presente Pippo Baudo che poi lo saluta chiedendo se la moderazione sia più un pregio o un difetto. “Sicuramente è un pregio – si congeda Gentiloni – ma poi alla fine bisogna decidere”.

Nessuna sottovalutazione del caso Consip ma la permanenza di Luca Lotti al governo non si discute. Il premier Paolo Gentiloni interviene con parole precise sull’inchiesta che da giorni infiamma il congresso Pd e il dibattito politico. Una vicenda che interessa una sigla – quella di Consip – strategica in termini di riduzione di spese e nella quale “sarebbe grave” se emergessero “elementi di corruzione”, puntualizza Gentiloni separando, tuttavia, i recenti sviluppi delle indagini dal ruolo di Lotti: “le notizie che lo riguardano sono di due mesi e mezzo fa, non si capisce perché oggi si chieda la sfiducia”.

Per Gentiloni, quindi, nulla è cambiato riguardo al ministro dello Sport rispetto allo scorso dicembre. “La mia fiducia resta immutata e mi auguro lo sia anche quella del Parlamento”, rimarca il presidente del Consiglio. Parole che blindano ulteriormente Lotti da una sfiducia che, in ogni caso, al momento appare numericamente impossibile. Il Pd, FI e i centristi sono pronti a respingere al Senato la mozione presentata dal M5S. Mozione che, almeno al momento, non sembra vedere neanche l’appoggio degli scissionisti del Pd.

Difficile, peraltro, che la mozione approdi in Aula a strettissimo giro sebbene nelle prossime ore il M5S non tarderà a farsi sentire. E’ allo stesso tempo improbabile, tuttavia, che le indagini su Lotti si chiudano prima che la mozione approdi a Palazzo Madama: da qui, anche l’orizzonte di una campagna delle primarie ‘segnata’ da un’inchiesta giudiziaria che, oltre al braccio destro di Renzi, vede coinvolto – in una posizione ben diverso – Michele Emiliano e vede in campo il Guardasigilli Andrea Orlando.

Ed è proprio il ministro della Giustizia, oggi, a finire nel mirino di Emiliano. “Orlando è onesto e ho fiducia in lui ma è in potenziale conflitto di interesse, in quanto esercita il potere disciplinare sui magistrati che stanno indagando”, è la stoccata del governatore pugliese (che tuttavia non chiede le dimissioni del Guardasigilli) che replica, inoltre, a chi voleva un suo ritiro dalle primarie in quanto coinvolto nell’inchiesta. “Perché ho dato gli sms di Lotti al Fatto Quotidiano? Perché alla stampa si risponde”, puntualizza il governatore incassando la piccata rep0lica di renziani e orlandiani. “Ho spento la Tv quando Emiliano, magistrato con procedimento davanti al Csm, ha detto che Orlando è in conflitto di interessi”, twitta Alessia Morani.

Mentre Orlando affida la sua replica al coordinatore della sua campagna Andrea Martella: “Le parole di Emiliano sono fuori luogo, osservi la linea del rispetto”. Ma al governatore, secondo cui i supporter di Orlando, Napolitano e Macaluso, affermano che “i magistrati impegnati in politica” sono una “nefandezza”, replica anche lo storico dirigente del Pci: “attacco Emiliano per difendere la magistratura da un personaggio che col suo comportamento la mortifica”.(ANSA).