Alejandro Stephan Meran resta in carcere: aveva ucciso due poliziotti davanti alla Questura di Trieste

Alejandro Stephan Meran resta in carcere. Nel 2019 aveva ucciso due poliziotti davanti alla Questura di Trieste. I suoi avvocati avevano chiesto il trasferimento in una struttura psichiatrica.

Alejandro Stephan Meran resta in carcere: uccise due poliziotti a Trieste

Il Tribunale del Riesame di Trieste, riunito oggi in camera di consiglio, ha rigettato l’istanza d’appello presentata dai difensori di Alejandro Augusto Stephan Meran, Alice e Paolo Bevilacqua, per la sostituzione della custodia in carcere con il ricovero provvisorio in Rems. Il cittadino dominicano accusato dell’uccisione dei due agenti Matteo Demenego e Pierluigi Rotta durante una sparatoria avvenuta il 4 ottobre 2019 in Questura a Trieste.

Il Gip aveva già rigettato la domanda

Lo scorso 5 maggio – ripercorre il Tribunale – nell’udienza in cui si è concluso l’incidente probatorio per valutare la capacità di intendere e volere di Meran, il Gip ha dichiarato l’inammissibilità dell’istanza di sostituzione, rilevando “che in materia di applicazione provvisoria di misure di sicurezza vige il principio della domanda” e che solo il pm può avanzarla.

Poi “ha notato che tra misure cautelari e di sicurezza vi sono radicali differenze” e che perciò “non sarebbe tecnicamente possibile sostituire una misura cautelare con una misura di sicurezza; sempre occorrendo per quest’ultima una richiesta del pm che nel caso di specie manca”.

In quell’occasione è stato ricordato che il collegio peritale “ha concluso per il vizio parziale di mente” di Meran, “cosicché non si potrebbe ipotizzare che all’esito del processo di merito il prevenuto (ancorché pericoloso) venga prosciolto perché non imputabile”.

Bocciato anche il ricorso dei legali di Meran

Contro questa decisione i difensori si sono rivolti alla Cassazione, la quale ha trasmesso gli atti al Tribunale del Riesame di Trieste. Quest’ultimo oggi ha stabilito che il Gip “abbia correttamente pronunciato l’inammissibilità dell’istanza difensiva, per la dirimente ragione che l’istante non è legittimato a chiedere l’applicazione di una misura di sicurezza”.

Il Tribunale non ha accolto neanche la richiesta subordinata di legittimità costituzionale, avanzata “per la lesione del principio di uguaglianza, non venendo riconosciuta all’interessato la possibilità di tutelare il suo diritto alla salute”. La questione secondo il Riesame “appare manifestamente infondata”.

“Una risposta immediata e attesa – osservano i legali di Meran – ma non ci arrendiamo, perché la tutela della salute di Meran è e resta un diritto intangibile. E’ lapalissiano che abbia bisogno di cure. Ricorreremo in Cassazione contro questa pronuncia perché continuiamo a ritenere non legittima la norma che consente solo al pubblico ministero e non anche alla difesa di formulare tale richiesta”.

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