Alessandro Leopardi morto carbonizzato. Suocero nega, disse: “Mi ha costretto”

Alessandro Leopardi morto carbonizzato. Suocero: "Mia la voce ma non l'ho ucciso"
Alessandro Leopardi morto carbonizzato. Suocero: “Mia la voce ma non l’ho ucciso”

BARI – “E’ mia la voce, spesso parlo da solo ma non ho detto quelle cose, non ho ucciso mio genero”. Si è difeso così Rocco Lagioia, in carcere dallo scorso 14 novembre perché accusato di aver ucciso e bruciato il corpo di Alessandro Leopardi, marito della figlia. Durante l’interrogatorio di garanzia, il suocero di 68 anni, ha riconosciuto la sua voce ma non il contenuto delle intercettazioni ambientali che lo incastrerebbero.Da solo, in macchina, Lagioia ripeteva: “Mi ha costretto, mi ha costretto a ucciderlo“.

Massimo Leopardi, artigiano di 38 anni ed ex collaboratore di giustizia, era scomparso lo scorso primo ottobre: una settimana dopo furono trovati i suoi resti, frammenti di ossa carbonizzate, a pochi passi dalla sua abitazione, nelle campagne di Valenzano. Il presunto omicida lo avrebbe ucciso e poi si sarebbe sbarazzato del cadavere dandogli fuoco. Alla base del delitto, secondo l’accusa, ci sarebbero dissidi familiari, probabilmente di natura economica.

Dinanzi al gip del Tribunale di Bari, Lagioia ha però negato ogni addebito precisando di non aver mai avuto problemi tali con il genero da volerlo morto. I difensori dell’uomo, gli avvocati Salvatore Campanella e Massimo Leccese, valuteranno nei prossimi giorni se fare ricorso al Tribunale dei Riesame per chiederne la scarcerazione.

 

Gestione cookie