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La chicca del giorno, "Una donna (bianca) ha fatto causa alla clinica per la fecondazione in vitro dopo aver dato alla luce un bambino (nero)" (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Una donna statunitense, Krystena Murray, rivolgendosi nel 2023 alla clinica Coastal Fertility, si è sottoposta a un trattamento di fecondazione in vitro scegliendo un donatore bianco, scoprendo poi di essere rimasta incinta. Sarebbe dovuto essere uno dei momenti più felici della sua vita, ma per un errore fatale da parte della clinica la donna si è ritrovata a fare i conti con una sorpresa imperdonabile. Nello stesso anno, infatti, ha dato alla luce un bambino nero. Nel panico, sbalordita quanto inquietata, Krystena non ha permesso a nessuno di vedere il piccolo, effettuando poco dopo un test del DNA. Quest’ultimo ha fornito prove inconfutabili che lei e il bambino non fossero geneticamente imparentati.
La causa legale
Una volta comunicato l’errore alla clinica, frutto evidentemente di uno scambio accidentale, la donna ha deciso di tenere il bambino crescendolo lei stessa nei mesi successivi, fino a quando i genitori biologici non hanno presentato la domanda di custodia. “Ero felice, ero una mamma. Era bellissimo ma era anche chiaro che qualcosa non andasse. Il bambino non è geneticamente mio, non ha il mio sangue, non ha i miei occhi, ma è e sarà sempre mio figlio”, ha dichiarato Krystena.
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La donna ha poi deciso di intentare una causa legale contro la clinica, accusata di averla trasformata per errore in una madre surrogata inconsapevole. La Coastal Fertility Clinic ha ammesso l’errore, affermando però che si è trattato di “un evento isolato che non ha coinvolto altri pazienti”. Ha poi comunicato di aver implementato misure di sicurezza più rigide per garantire che spiacevoli eventi di questo tipo non accadano di nuovo. “Portare in grembo un bambino, innamorarsi di lui, farlo nascere e costruire il legame unico e speciale tra madre e bambino, il tutto per poi vederselo portare via. Non mi riprenderò mai del tutto”, ha affermato infine Krystena.