
Stangata in arrivo per le pensioni - blitzquotidiano.it
In arrivo una stangata per le pensioni: ci saranno circa 260 euro in meno per alcune categorie di pensionati, ecco quali.
Il tema delle pensioni continua a sollevare un acceso dibattito in Italia, soprattutto a seguito delle recenti decisioni del governo Meloni riguardanti l’acconto Irpef per l’anno 2025. Secondo quanto riportato, i pensionati si troveranno a dover affrontare una situazione inaspettata e potenzialmente dannosa: dal mese di agosto, infatti, molti di loro vedranno decurtato il proprio reddito mensile di una cifra che può arrivare fino a 260 euro, per una manovra che molti considerano ingiusta e penalizzante.
La questione si inquadra all’interno di una riforma fiscale che, per quanto possa avere buone intenzioni, si è rivelata problematica. I pensionati, così come i lavoratori dipendenti e autonomi, saranno colpiti da un calcolo dell’acconto Irpef basato su regole obsolete, ovvero quelle precedenti alla riforma approvata nel 2024 e confermata nella legge di Bilancio del 2025. Tale situazione è stata messa in evidenza dalla Cgil, che ha definito questa manovra come una “vergognosa partita di giro”, sottolineando la frustrazione dei cittadini di fronte a un sistema fiscale che appare iniquo.
Cos’è l’acconto Irpef e le problematiche del nuovo calcolo
Per i non addetti ai lavori, si tratta di una somma che i contribuenti devono versare in anticipo rispetto alla dichiarazione dei redditi. Nel caso specifico dei pensionati, l’Inps agisce come sostituto d’imposta, trattenendo direttamente le somme dovute dal cedolino della pensione a partire dal mese di agosto. Questo acconto è calcolato sulla base dell’imposta dovuta per l’anno precedente e, a seconda dell’importo, può essere versato in un’unica soluzione o in due rate, con scadenza entro novembre.
Il problema sorge quando si considera che il calcolo dell’acconto per il 2025 sarà effettuato utilizzando gli scaglioni e le aliquote precedenti alla riforma fiscale. Fino al 2024, le aliquote erano suddivise in quattro scaglioni, mentre ora sono state semplificate in tre, con un’aliquota del 23% per i primi 28.000 euro, del 35% per la parte tra 28.000 e 50.000 euro, e del 43% per i redditi superiori a 50.000 euro. La transizione a questo nuovo sistema, sebbene possa portare benefici a lungo termine, si traduce in una perdita immediata per chi riceve pensioni superiori a 28.000 euro, che si vedranno sottratti fino a 260 euro.
L’impatto economico sui pensionati
L’analisi della Cgil mette in luce un aspetto cruciale: il debito che i pensionati si troveranno a fronteggiare non è una perdita definitiva. Infatti, le somme trattenute verranno restituite, ma solo con la dichiarazione dei redditi del 2026, quando verranno effettuati i conguagli necessari. Tuttavia, questo “disallineamento temporaneo” non allevia il peso dell’immediato disagio economico che i pensionati dovranno affrontare, privandoli di una parte significativa del loro reddito per un lungo periodo.
In sostanza, chi percepisce pensioni di importo tra 15.000 e 28.000 euro dovrà calcolare l’effetto di questa beffa. Ad esempio un pensionato con un reddito mensile di 18.000 euro si troverà a pagare 60 euro in più rispetto a quanto dovuto. Chi ha un reddito di 25.000 euro vedrà una decurtazione di 200 euro.

Questo meccanismo di calcolo, che appare come una vera e propria trappola, offre un’immagine di un sistema fiscale che non riesce a tutelare adeguatamente i più vulnerabili.
La critica mossa dai sindacati e dalle associazioni di categoria è quindi ben fondata: si tratta di una situazione che non solo penalizza i pensionati, ma crea anche una generale sfiducia nei confronti di un sistema che dovrebbe garantire equità e giustizia. Le scelte del governo, seppur motivate da necessità di bilancio e riforma, sembrano ignorare le reali conseguenze su una fascia della popolazione già in difficoltà.
In un contesto economico già complesso, aggravato dall’inflazione e dai costi della vita in aumento, la decisione di applicare un acconto Irpef basato su regole obsolete rischia di avere ripercussioni anche più gravi di quelle attese. La situazione attuale richiede una riflessione profonda e un intervento tempestivo per garantire che i diritti dei pensionati siano tutelati e che le riforme fiscali siano realmente al servizio dei cittadini.