
La locandina, il consiglio cinematografico di oggi: Batman Forever, di Joel Schumacher - Blitz Quotidiano
Lo scorso 1º aprile ci ha lasciati l’attore Val Kilmer, la cui notorietà gravita senza dubbio attorno al ruolo di “Iceman” nel film Top Gun, grazie al quale si è fatto conoscere al grande pubblico. Da quel 1986, Kilmer ha costruito una carriera di tutto rispetto ricoprendo ruoli di un certo spessore, iconici e alcuni dei quali altrettanto memorabili. Oltre al già citato Top Gun, lo si ricorda nei panni di Jim Morrison nel film The Doors, di Oliver Stone, in quelli di Doc Holliday, in Tombstone (1993) e in quelli del criminale Chris nel capolavoro Heat – La sfida, di Michael Mann.
Complici i noti problemi di salute, e la dura battaglia (vinta) contro un cancro alla gola che gli è stato diagnosticato nel 2014, le sue apparizioni sul grande schermo erano diventate sempre più rare. L’ultimo ruolo ricoperto da Kilmer al cinema è ancora una volta quello di Tom “Iceman” Kazansky in Top Gun: Maverick (2022): un ritorno sulle scene, nonostante gli evidenti problemi fisici, che ha sorpreso e reso felici i fan dell’iconico film d’azione.
Non meno importante, però, è il ruolo che Kilmer ha ricoperto nel 1995. In quell’anno, con Batman Forever, diretto da Joel Schumacher, si è iscritto al famigerato albo degli attori che hanno interpretato uno dei supereroi più amati di sempre, il Batman targato DC creato da Bob Kane e Bill Finger. Omaggiando Val Kilmer, e piangendone la scomparsa, oggi vi consigliamo proprio quel tanto discusso Batman che anticipò di due anni il disastroso Batman & Robin, dello stesso Schumacher.
Batman Forever di Joel Schumacher
Gotham, ancora una volta, sprofonda nella violenza e nella criminalità. L’ex procuratore distrettuale Harvey Dent, diventato il pericoloso criminale Due Facce (Tommy Lee Jones), è fermamente convinto che il suo volto, sfigurato per metà, sia la diretta conseguenza delle azioni di Batman, alter ego del filantropo Bruce Wayne (Val Kilmer). Dent, mosso da un’incontrollata sete di vendetta, inizia a seminare il panico per le strade di Gotham.
Uno dei collaboratori di Wayne, il geniale Edward Nigma (Jim Carrey), si ritrova costretto ad accantonare uno dei suoi progetti più folli, dopo che lo stesso Wayne gli nega ogni tipo di finanziamento. Scosso profondamente, e alterato dalla pazzia e dalla vendetta, Edward, firmandosi l’Enigmista, decide di allearsi con Due Facce. Batman, dunque, deve affrontare due nemici tanto folli quanto apparentemente invincibili. Deve cercare anche di portare avanti la sua relazione con l’affascinante dottoressa Chase Meridian (Nicole Kidman), psicologa chiamata dalla polizia come consulente per affrontare Due Facce.
Un Batman colorato e cartoonesco
Se ci si approccia a Batman Forever con la consapevolezza di avvicinarsi a un mondo e soprattutto a una visione diametralmente opposta a quella di Batman (1989) e di Batman – Il ritorno (1992), entrambi fortemente caratteristici del gusto di Tim Burton, allora si può assistere in tutta tranquillità a uno spettacolo che è godibile ancora oggi. Se, al contrario, la vostra idea di Batman sposa appieno la concezione del supereroe burtoniano, la delusione sarà naturalmente cocente. In seguito, c’è stato poi anche quello targato Christopher Nolan, tra i più amati dal pubblico. Quello di Joel Schumacher, tra i tre, è senza dubbio il più debole, mancante di una certa profondità narrativa completamente soppiantata da una ricercatezza stilistica in debito con le suggestioni del Batman di Adam West.
Eppure, in Batman Forever, pur rinunciando a tante cose, gli elementi proposti funzionano praticamente tutti, che piacciano o meno. Sta tutto qui, nel gusto personale. I colori sgargianti di questo Batman contrastano nettamente con le atmosfere dark tipiche del cinema di Tim Burton. Allo stesso modo lo stile, quello cartoonesco proposto da Schumacher, risulta efficace nell’ottica di uno spettacolo che vuole rifarsi a un’estetica sopra le righe e perfino psichedelica in più punti. Anche la regia di Schumacher accentua questo stile caratteristico ma divisivo, enfatizzando una certa inclinazione per gli eccessi visivi che potrebbe risultare fin troppo caricata (e caricaturale) per qualcuno. Ancora una volta, è questione di gusti personali.
Naturalmente, anche le figure che dominano e animano la famigerata città di Gotham rispecchiano la visione “estrema” di Schumacher, perché tutte prive di ogni qualsivoglia forma di sottotesto, o di sfumature, che le caratterizzino in profondità. Ma in questa specifica circostanza, in cui si ha una posizione netta e un’idea ben precisa di cosa si voglia fare e del modo in cui la si vuole comunicare, anche un difetto fa meno rumore. Questo viene assorbito (o ubriacato) da una visione delle cose che corre e scorre veloce, figlia dell’immaginario strabordante e sbrodolone del cinema anni Novanta, in cui il mantra creativo risulta essere sempre e comunque lo stesso: puro e semplice intrattenimento.