
La locandina, il consiglio cinematografico di oggi: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, di Alfonso Cuarón - Blitz Quotidiano
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. L’enunciato del chimico e fisico francese Antoine-Laurent Lavoisier si presta molto bene all’universalità di tutte le cose, evidentemente anche a quelle nate dalle menti di chi esercita lo straordinario mestiere dell’artista. In campo cinematografico, soprattutto, pare ormai chiara la circolarità delle storie proposte, quelle a cui si fa affidamento con affanno in assenza di idee nuove. Hollywood, per estensione gran parte del cinema americano, e qui minimizziamo la totalità dell’enunciato, pare non avere più alcuna spinta creativa, spesso al contrario tende a distruggere qualcosa di già elaborato e metabolizzato dal pubblico o ancora più spesso lo trasforma. Storie che nascono dai libri, diventano film e infine serie tv: una procedura ormai collaudata, messa in pratica per offrire agli spettatori uno stato apparente di novità, questa sconosciuta, quando in realtà la pappa è sempre la stessa, anche se squisita.
Harry Potter è nato dalla mente di J. K. Rowling, che ha scritto i romanzi diventati poi film di successo, l’ultimo uscito nel 2011. Al procedimento commerciale, però, mancava solo una cosa, ovvero la serialità televisiva. Il mago più famoso del nuovo millennio è pronto ad approdare dunque sul piccolo schermo, in una serie tv targata HBO le cui riprese sono programmate per l’estate di quest’anno. Sono ancora poche le informazioni riguardo al cast. L’ultima è quella del coinvolgimento nel progetto dell’attore John Lithgow (Sir Winston Churchill in The Crown), che interpreterà Silente. Nell’attesa di conoscere più dettaglia riguardo alla serie tv, oggi vi consigliamo quello che, secondo noi, è il capitolo più interessante e affascinante della saga cinematografica: Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, affidato alla direzione di un regista del calibro di Alfonso Cuarón.
Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, di Alfonso Cuarón
Superata un’altra terrificante estate in compagnia degli zii Dursley, Harry Potter (Daniel Radcliffe) si appresta a iniziare il terzo anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Le cose sembrano andare nella giusta direzione, fino a quando Arthur Weasley (Mark Williams) informa Harry che il pericoloso criminale Sirius Black (Gary Oldman), che pare essere un seguace di Voldemort, è evaso da Azkaban, ovvero la prigione di massima sicurezza dei maghi. Albus Silente (Michael Gambon), il preside della scuola, decide di rafforzare la sicurezza di Hogwarts con i Dissennatori, spaventose creature a guardia del castello.
Harry può ancora una volta fare affidamento sui suoi più cari amici, ovvero Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson), tutti impegnati nel seguire le lezioni del nuovo anno. La professoressa di Divinazione Cooman (Emma Thompson), però, predice a Harry un pericolo di morte imminente. Il ragazzo inizia così a seguire le lezioni private del nuovo professore di Difesa contro le Arti Oscure, Remus Lupin (David Thewlis), che gli insegna come difendersi dai Dissennatori ricorrendo soprattutto al potere dell’Incanto Patronus. Harry si ritrova a scoprire dettagli sempre più agghiaccianti sul conto di Sirius e su un’altra strana figura, quella di Peter Minus (Timothy Spall). Ma la verità deve essere ancora rivelata.
Un cambio di registro necessario e vincente
Il terzo capitolo della saga, distante anni luce dalle meravigliose e incantate suggestioni dei primi due firmati da Chris Columbus, presenta un cambio di registro piuttosto significativo. La regia di Alfonso Cuarón, infatti, segue di pari passo un necessario e legittimo stravolgimento. Se da un lato questo cambiamento si lega alla naturale crescita dei protagonisti, nel contesto degli stilemi classici del racconto di formazione che prevedono una essenziale evoluzione, dall’altro lo si è sfruttato per arricchirlo di sfumature del tutto inedite alla saga, segnate da tonalità più oscure, perfino dark.
Allontanarsi un po’ per guardare le cose da un’altra prospettiva, dunque per comprenderle meglio. È quello che ha fatto Cuarón con il romanzo di partenza. Evitando tanto la strada dello snaturamento quanto quella dell’adattamento pedissequo, si è andati invece alla radice più profonda delle parole su carta, esaltandone gli aspetti più nascosti così come quelli legati all’esteriorità della magnificenza narrativa, trasposta poi nelle sequenze davvero spettacolari del film. La natura fantasy, intrinseca ai romanzi firmati da J. K. Rowling, in questo terzo capitolo esplode nella sua forma più affascinante e anticonvenzionale, sospinta anche da una scelta pregevole: si è preferito adottare un’impostazione maggiormente votata allo spettacolo piuttosto che un’altra basata sull’analisi psicologica, in questo caso poco cinematografica visto il contesto, molto più adatta alla forma narrativa dei romanzi.