La locandina, il consiglio cinematografico di oggi: Millennium - Uomini che odiano le donne, di David Fincher - Blitz Quotidiano
Di recente si è parlato di un progetto affascinante in cui sarebbe coinvolto Brad Pitt e più precisamente il personaggio di Cliff Booth, che l’attore ha interpretato nell’ultimo film di Quentin Tarantino, ovvero C’era una volta a… Hollywood. Pare infatti che Pitt tornerebbe a interpretare quel ruolo, che gli è valso un premio Oscar, in una sorta di spin-off diretto da David Fincher e basato su una sceneggiatura dello stesso Tarantino, la stessa che il regista di Pulp Fiction aveva scritto per quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo film, The Movie Critic.
È ancora poco chiaro il processo creativo che ha portato all’annuncio di questo progetto: per The Playlist, infatti, sarebbe stato Tarantino a contattare Fincher per affidargli la direzione del progetto; per Deadline, invece, sarebbe stato lo stesso Brad Pitt a proporre al regista il nome di Fincher, con il quale l’attore ha già lavorato in Seven (1995), in Fight Club (1999) e nel film del 2008 Il curioso caso di Benjamin Button.
Al di là delle speculazioni, e di una realtà ancora avvolta nel mistero, è indubbio che si tratti di un progetto suggestivo, soprattutto per i nomi ai quali è affidata la sua presunta realizzazione. Nello specifico, David Fincher potrebbe rivelarsi l’uomo giusto al momento giusto, un regista capace di adattarsi ma allo stesso tempo di influenzare con il proprio stile inconfondibile ogni progetto su cui lavora, che siano film o serie tv. Oggi, pescando dal mazzo della sua filmografia, abbiamo scelto di parlare di un film in cui la realtà mostrata pare riflettere perfettamente, e tristemente, la cronaca attuale. Oggi, infatti, vi consigliamo Millennium – Uomini che odiano le donne.
Stoccolma, Svezia. Mikael Blomkvist (Daniel Craig) dirige con Erika Berger (Robin Wright) la rivista Millennium, specializzata nello smascheramento degli scandali e delle truffe nel mondo dell’economia e della politica. Blomkvist, suo malgrado, raggiunge una certa popolarità denunciando l’industriale Hans Erik Wennerström, colpevole secondo il giornalista di aver commesso reati piuttosto gravi. Blomkvist perde la causa e viene condannato per diffamazione.
Henrik Vanger (Christopher Plummer), un anziano e potente imprenditore e una delle ultime colonne della “vecchia Svezia”, decide di ingaggiare Blomkvist affinché indaghi sulla scomparsa di sua nipote Harriet, che quarant’anni prima ha fatto perdere le sue tracce. Vanger è fortemente convinto che sua nipote in realtà sia stata assassinata, e che uno dei membri della sua famiglia sia direttamente coinvolto nell’omicidio.
Prima riluttante, poi favorevole a volersi allontanare da Stoccolma, il giornalista accetta l’incarico trasferendosi temporaneamente nella piccola Hedestad, nei pressi dell’abitazione di Vanger. Dato l’enorme accumulo di dati e di informazioni circa la scomparsa di Harriet, Blomkvist si ritrova sommerso in un lavoro investigativo complesso e all’apparenza più grande di lui. Decide dunque di chiedere un aiuto per le indagini e lo trova nella figura di Lisbeth Salander (Rooney Mara), investigatrice e hacker eccezionale con un passato travagliato.
Il film diretto da David Fincher è tratto da quel meraviglioso romanzo, Uomini che odiano le donne, che lo scrittore/giornalista svedese Stieg Larsson scrisse agli inizi degli anni Duemila. Il romanzo, pubblicato nel 2005, scalò le classifiche di mezzo mondo e fu un successo editoriale clamoroso. Poco prima della pubblicazione, però, Larsson morì a soli 50 anni a causa di un infarto, mentre si trovava nella redazione del suo giornale. Millennium fu poi pubblicato come una trilogia, anche se Larsson aveva in mente di sviluppare la storia in dieci romanzi polizieschi. Fanno parte della trilogia Uomini che odiano le donne (2005), La ragazza che giocava con il fuoco (2006) e La regina dei castelli di carta (2007).
Nel 2009 uscì il primo film, di produzione svedese, basato sull’omonimo best-seller. A differenza di quello di Fincher, al film diretto da Niels Arden Oplev, con protagonisti Michael Nyqvist e Noomi Rapace, seguirono altri due adattamenti per il cinema del secondo e terzo capitolo della trilogia di Larsson. In molti pensarono, quando nel 2011 uscì il film di Fincher, che un nuovo adattamento, stavolta di produzione statunitense, fosse totalmente superfluo. Il risultato ottenuto dal regista di Seven e Zodiac, però, fece ricredere un po’ tutti, soprattutto considerando quello di Oplev come un film affascinante, ben recitato ma inibito da un approccio fin troppo didascalico nei confronti dell’opera letteraria.
Il rischio concreto, per Fincher e per lo sceneggiatore premio Oscar Steven Zaillian, era naturalmente quello di stravolgere o di modificare i punti sensibili del romanzo, su tutti l’atmosfera tipicamente scandinava. Facendosi cullare dal fascino svedese, Fincher è riuscito non solo a rispettare con una certa devozione il materiale narrativo di partenza, ma è stato anche in grado di rappresentarlo senza compromessi, ovvero senza rinunciare al proprio stile inconfondibile. Il suo linguaggio, sempre riconoscibile, gioca in corrispondenza di una determinata concretizzazione delle emozioni, terreno fertile per una drammatizzazione elastica che talvolta si bagna di una certa alienazione intrinseca alla natura dei suoi personaggi. Un linguaggio che si esalta nel thriller e nella morbosità livida di una riproduzione dell’essere umano perennemente ingabbiato nei propri incubi, in una patologica sofferenza individuale, poi collettiva, indomabile e irriducibile perché incollata alla pereti della coscienza contemporanea.
Da qui nasce l’inclinazione di Fincher a non volersi mai sottrarre alla rappresentazione della violenza, che sia esplosiva, celata nella linea di un dialogo o in un singolo dettaglio. Senza edulcorare, e allo stesso modo schivando il colpo dell’esasperazione, Fincher riesce a esaltare ogni singola pagina dell’opera, in un meraviglioso gioco di accordi e corrispondenze narrative che evidenziano quanto già il romanzo di Larsson nasconda una natura implicitamente fincheriana.
Nota a margine: come al solito straordinaria la colonna sonora composta da Trent Reznor e Atticus Ross, così come i titoli di testa e le interpretazioni del cast, tra le quali spicca senza dubbio quella di Rooney Mara. Licenza di “americanata”, invece, per quanto riguarda il coinvolgimento di Daniel Craig, forse ancora con i postumi di 007.