La locandina, il consiglio cinematografico di oggi: Venerdì 13, di Sean S. Cunningham - Blitz Quotidiano
A volte ritornano. Nel mondo dell’horror è una regola: se qualcosa va bene e ottiene successo, anche se discreto, allora è bene spolparla fino all’osso, insistere su un’idea, talvolta su un personaggio divenuto iconico fino a quando gli incassi sorridono e riempiono le giuste tasche. È così da sempre, e il genere negli anni si è affollato con un’infinità di saghe ciascuna composta da diversi o spesso moltissimi capitoli non sempre di livello. In un contesto storico in cui la serialità televisiva è padrona del settore, lo dicono i numeri, diversi film di questo genere vengono rielaborati per il piccolo schermo. Spesso, com’è ovvio, i risultati sono deludenti, derivanti dalla pochezza delle idee proposte a fronte di una volontà sempre più consacrata al dio del mercato, che agisce sul calcolo spietato del guadagno piuttosto che su quello artistico.
Di recente, si è tornati a parlare di una serie tv prequel dell’iconico Venerdì 13, ovvero Crystal Lake. La scorsa estate sembrava che il progetto fosse definitivamente saltato, dopo l’allontanamento dello showrunner Bryan Fuller, in contrasto creativo con la casa di produzione A24. Ma a volte ritornano ed ecco che oggi, a distanza di mesi, siamo di nuovo qui a parlarne con qualche dettaglio in più. Si segnala l’entrata in scena di Brad Caleb Kane, in qualità di creatore, autore, showrunner e produttore esecutivo del progetto. Della trama si sa poco e nulla, ma qualche giorno fa è stato svelato che il ruolo di Pamela Voorhees, l’iconica madre di Jason, sarà affidato all’attrice Linda Cardellini, nota al pubblico per aver partecipato alla serie E.R. – Medici in prima linea.
Il franchise di Venerdì 13, stracolmo di capitoli cinematografici e arricchito da una serie televisiva andata in onda verso la fine degli anni Ottanta, si era fermato al 2009, quando in sala uscì un reboot perfettamente in linea con la mediocrità tecnica e narrativa che è il marchio di fabbrica del suo regista, ovvero Marcus Nispel. Oggi, attendendo con pazienza gli sviluppi di un progetto televisivo di questo tipo, vi consigliamo di tornare in quel campeggio del New Jersey, il famigerato Crystal Lake, che ha dato i natali a un’icona di genere come Jason Voorhees, nel primo e indimenticabile capitolo firmato da Sean S. Cunningham.
Giugno, 1979. Alice (Robbi Morgan), Bill, Brenda, Ned e i due fidanzati Jack (Kevin Bacon) e Marcie giungono con grande entusiasmo al campeggio di Crystal Lake. I ragazzi sono stati assunti per preparare il camping in vista dell’imminente riapertura estiva. Si aggiunge al gruppo anche Annie, dopo aver affrontato un viaggio in macchina con un pittoresco uomo del posto. L’automobilista ha messo la giovane Annie al corrente di alcune particolari voci riguardanti una sorta di maledizione che aleggia sul campeggio.
L’uomo fa riferimento a un fatto accaduto nel 1957, quando un bambino di nome Jason morì tragicamente annegando nel lago a causa della negligenza dei ragazzi addetti alla sicurezza. Seguirono strani e inquietanti eventi negli anni successivi. Non badando alla questione, fregandosene altamente, i ragazzi si lanciano nei lavori per la riapertura del campeggio. Ma la loro estate di sangue è appena cominciata e il Crystal Lake sarà di nuovo teatro di numerosi ed efferati omicidi.
Iconico e meravigliosamente imperfetto, Venerdì 13 oggi viene considerato un cult di genere, capostipite di una saga lunghissima trasformata in franchise, grazie soprattutto alla creazione di uno dei serial killer più rappresentativi della storia del cinema, quel Jason Voorhees il cui volto è coperto da una maschera da hockey altrettanto iconica. Prima ancora di ritagliarsi uno ruolo significativo nella cinematografia horror, la saga di Venerdì 13 prese il via nel 1980 con il film diretto da Sean S. Cunningham, già produttore di un altro cult indimenticabile, ovvero L’ultima casa a sinistra, di Wes Craven.
Cunningham, sfruttando il successo di Halloween, capolavoro di John Carpenter uscito appena due anni prima, e soprattutto approfittando di un periodo storico segnato dal successo dei film slasher, rielaborò la struttura classica di questo sottogenere riducendo al minimo qualsiasi tipo di artificio che non fosse strettamente legato all’immediatezza espositiva e contenutistica. In poche parole, il regista si ispirò ad Halloween, qualcuno direbbe che lo copiò spudoratamente, proponendo una formula più elementare maggiormente votata al gore.
La suspense, leitmotiv drammaturgico dell’opera di Carpenter, viene quasi del tutto spazzata via in favore di una messinscena diretta, che si esalta nelle istantanee dei diversi omicidi mostrati in chiave splatter. Stilisticamente, ancora una volta in contrasto con Halloween, Venerdì 13 si poggia su un’iterazione perpetua scandita dai singoli omicidi, privandosi quindi di una struttura narrativa compatta. Pregio o difetto che sia, questa caratteristica ha funzionato fin da subito, dato il successo raggiunto dal film e da quelli successivi, e continua a funzionare ancora oggi.
Venerdì 13, infatti, venne realizzato con un budget di appena 500mila dollari, incassando quasi 60 milioni in tutto il mondo. Curiosamente, nella prima edizione dei Razzie Awards, l’opera di Cunningham venne candidata nelle categorie di peggior film e peggior attrice non protagonista. Al di là delle critiche, feroci all’epoca ma addolcite dagli incassi spaventosi del film, Venerdì 13 resta un cult di indiscutibile fascino, pur rimanendo confinato nell’oblio di una concezione slasher un po’ banale ma allo stesso tempo funzionale e d’impatto.