
Dazi del 20% anche sui 30 denari: la stretta via di Giorgia Meloni fra Trump, l’America e la solidarietà europea (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Preoccupazione dopo i dazi di Trump, eccolo il sostantivo che non si può nascondere. Le borse crollano, gli indici sono identici a quelli dell’11 settembre.
Gli imprenditori hanno paura, ma non lo dicono apertamente. Giorgia Meloni, da presidente del Consiglio, sdrammatizza la situazione: “Niente panico”, spiega. “Sono necessari pazienza e buon senso”.
Proprio così, perché l’Italia ha sempre dato il meglio di sé nei momenti difficili. Si fa presto a dire che si deve mantenere la calma, ma quando leggi che in un solo giorno si sono volatilizzati oltre 2500 miliardi di dollari, l’ottimismo va a farsi benedire. Bisogna sperare e non farsi travolgere dagli avvenimenti.
I fatti, certamente, non sono rassicuranti. I dazi imposti da Trump hanno sconvolto il mondo e ora si tratta di capire che cosa sarà indispensabile fare per attenuare i danni.
La linea di Meloni sui dazi

La premier si comporta da premier e non può fare altrimenti. Per placare gli animi ed evitare che si spaventino dinanzi al disastro deve usare parole come tranquillità, speranza, fiducia. Però è anche il momento in cui deve dimostrare che la sua amicizia con Trump non è stata e non è effimera.
Scaricata dagli Stati Uniti, isolata in Europa? Nemmeno per sogno. Questi sono i desideri della sinistra che pur di far cadere il governo sarebbero pronta a tutto. “Sono fandonie, falsità che non hanno né capo, né coda”, replicano gli esponenti dell’opposizione.
Sul ring della politica
Siamo alle solite: pur di mettere al tappeto l’avversario ogni arma è lecita. Dovrebbe essere il contrario visto che abbiamo dinanzi “la guerra più stupida della storia”, come sostiene il Wall Street Journal.
In piazza oggi scende il popolo della pace guidato da Giuseppe Conte, il leader dei 5Stelle. Gli altri popoli come la pensano secondo l’ex presidente del consiglio? Sono per la guerra? Suvvia, non diciamo sciocchezze e cerchiamo di costruire un futuro lastricato solo di soddisfazioni.
I dazi sono impazziti ed è vietato sbagliare: si deve usare calma e gesso oppure andare allo scontro, muro contro muro, come forse vorrebbe qualcuno a Bruxelles?
È il dilemma che divide l’Europa: i Macron, gli Starmer (cioè i francesi e gli inglesi) sarebbero pronti a mandare un esercito europeo a Kiev, ma questo vorrebbe significare che siamo alla vigilia di un’altra guerra mondiale.
Per carità: Dio ce ne scampi e liberi. Perciò è oltremodo importante trattare, trovare una via d’uscita. Senza comportarsi da furbetti, cercando patti che non hanno il sapore dell’unità. Si farebbe il gioco di Donald Trump che non vede l’ora di dividere l’Europa in mille rivoli per farla diventare più debole.
“Trump pensi ai suoi dazi”, sostengono i ben pensanti. Perché in casa sua (cioè, del presidente degli Usa) non è che le cose vadano tanto bene. Nel “giorno della liberazione” le perdite non sono state poche, i mercati anche lì hanno subito tracolli impensabili e il mondo economico americano si sta chiedendo se questa è la via giusta per evitare un clamoroso autogol.
Insomma, non si può nascondere che pure a New York e a Washington manchino le preoccupazioni. E’ la fine della globalizzazione, inizia una nuova èra? Sono interrogativi che al momento non hanno una risposta e nemmeno una previsione.
In Italia, Palazzo Chigi continua a predicare la calma e invita a non essere frettolosi. In questi casi si deve usare la pazienza e la saggezza.
Gli italiani la pensano tutti allo stesso modo? La maggioranza probabilmente si. E’ il Palazzo che mostra come al solito le sue crepe e le sue differenze.
Oggi scende in piazza a Roma il popolo dei 5Stelle che manifesta contro il riarmo. La sinistra è tutta unita in questa circostanza? Nemmeno per sogno.
Elly Schlein è guardinga, si barcamena tra le tante correnti che dividono il Pd. Lei rimarrà a casa, con i pentastellati ci sarà una delegazione guidata da Francesco Boccia.
Tutti i manifestanti si schiereranno contro il riarmo e basta? Possibile che nessuno parlerà dei dazi e del caos provocato da Trump? La risposta è no, perché ironicamente qualcuno insinua che i trenta danari (per carità nessun paragone con chi tradisce oggi) avranno un surplus del venti per cento, proprio quello voluto da Trump per i “parassiti europei”.