Franceschini senza il cognome del padre partigiano che carriera avrebbe fatto? (Dario Franceschini, foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Franceschini senza il cognome del padre partigiano che carriera avrebbe fatto? Che cosa non si fa per strappare un titolo in prima pagina sui giornali che fanno opinione!
I nostri uomini politici se le inventano tutte tralasciando magari i tanti problemi che assillano l’Italia. L’ultima trovata ha per protagonista l’ex ministro Dario Franceschini che, non contento di aver provocato uno sconquasso quando smentendo Elly Schlein disse che solo “disunita” la sinistra intera avrebbe battuto la destra, e di essere passato alla storia per l’unico segretario del Pd costretto a chiedere scusa a Berlusconi per una infelice battuta sui figli, oggi se ne inventa un’altra: presto presenterà al Senato un disegno di legge per cui ai nuovi figli dovrebbe essere dato solo il cognome della madre.
Attenzione: questa grande uscita il parlamentare del Pd l’ha fatta durante una riunione del partito che si preannunciava infuocata. Non solo: ma l’ha voluta pubblicizzare ventiquattro ore dopo che la sua segretaria aveva accusato i dem di patriarcato.
È successo il finimondo, proprio quello che voleva Franceschini. Se no a che pro si sarebbe inventata una ideona del genere?
La marea si è alzata subito, immediatamente dopo che il nostro aveva spifferato ai suoi fedelissimi: “Vedete, io non sono come i Zanda, i Zan Alessandro, i Prodi, i Gentiloni che si basano solo sulle chiacchiere. Io affronto il toro per le corna e non ho paura”.
Non si può negare che la proposta non abbia colpito nel segno perché anche stavolta, come è ormai un classico nel Pd, si è aperta quella che potremmo definire con un eufemismo una discussione.
I cattolici moderati si mostravano spaesati, i falchi entusiasti, Elly Schlein preferiva il silenzio. E la destra? Una sola parola: “E’ una provocazione” Niente altro.
Perché, indipendentemente dal volere ad ogni costo un pizzico di notorietà, Dario Franceschini se n’è uscito con una proposta del genere? (Per carità, nessuna ambiguità quando si usa il termine genere).
L’ex ministro non ha dubbi, anzi si meraviglia di quanti si scandalizzano. Vuole essere persuasivo al massimo. Sussurra: “E’ un risarcimento per una ingiustizia secolare!”
Quale? Quella di aver dato ai propri figli il nome del genitore maschio? Non è una tradizione che, magari, si vuole cassare perché ormai è di moda essere travolgenti e rivoluzionari?
A questi interrogativi, la platea dei maschietti non risponde, preferisce la prudenza. Non si sa mai: si può essere tacciati di voler infierire (più di quanto non si sia già fatto) contro il gentil sesso. La sorpresa è che nemmeno le più accese femministe (ad esempio quelle del “mee too”) sono intervenute a proposito. “Lo faranno, datele tempo”, sostiene chi le conosce bene.
Che fine farà in Parlamento questo disegno di legge? Chi lo sa? Potrebbe darsi che se ne parli per qualche settimana per poi finire nel dimenticatoio; oppure che la fronda dei “modernisti a tutto tondo” riesca ad avere la meglio sulla truppa dei paurosi, i quali non vogliono apparire come dei biechi conservatori.
Naturalmente, nemmeno stavolta Matteo Salvini si è lasciato sorprendere dalla trovata di Franceschini. Dopo un attimo di titubanza ha replicato con forza: “Cancelliamoli dalla terra questi poveri papà. Ma dove le pensano ‘ste idee geniali?”.
(Francamente a me che sono padre da 65 anni questa idea mi ha terrorizzato. Vuoi vedere che non sarà la vecchiaia a farci sparire da questo mondo?)
Chi rimane esterrefatto dalla proposta dell’ex ministro è qualcuno, certamente più cattivo, che si chiede: “Franceschini è figlio di un partigiano, diventato poi parlamentare. Se avesse avuto soltanto il cognome della madre invece di quello paterno avrebbe fatto la stessa carriera?”. Imbarazzante questa domanda, ma noi italiani siamo ormai abituati all’imbarazzo, lo abbiamo nel dna che aumenta quando parliamo di politica. Quindi, niente ci può più turbare se non il patema d’animo di non arrivare con i soldi alla fine del mese.