Gianfranco Fini, ex presidente della Camera dei Deputati italiana, è stato condannato il 30 aprile scorso a due anni e otto mesi di reclusione per l’accusa di riciclaggio. La vicenda riguarda la controversa vendita di un appartamento situato in boulevard Princesse Charlotte, 14 a Montecarlo, che il partito Alleanza Nazionale aveva ricevuto in eredità dalla contessa Colleoni.
Il Tribunale di Roma, scrive la Repubblica dopo aver preso visione delle 84 pagine di motivazioni della sentenza, ha stabilito che Fini fornì un contributo determinante nell’operazione di riciclaggio, autorizzando la vendita dell’appartamento di Montecarlo nonostante fosse consapevole dell’incongruità del prezzo rispetto al valore di mercato. La vendita fu proposta dal cognato di Fini, Giancarlo Tulliani, a favore di una società offshore riconducibile alla famiglia Tulliani.
Fini avrebbe introdotto Giancarlo Tulliani in ambienti che potessero garantirgli fonti di guadagno, dato che Tulliani non aveva un solido profilo professionale e le società a lui legate erano inattive o in liquidazione. Le insistenze di Giancarlo Tulliani e della sorella Elisabetta avrebbero poi spinto Fini a vendere l’appartamento, contrariamente alla decisione iniziale del partito. A differenza dell’acquisizione dell’immobile, che era stata gestita in autonomia dal senatore Pontone, Fini avrebbe personalmente gestito le trattative per la vendita, fissando il prezzo a 300.000 euro. I giudici sottolineano che Fini era ben consapevole dell’interesse del cognato nell’affare, il che lo rende responsabile di questo segmento di condotta di riciclaggio.
Il tribunale ha inoltre stabilito che non ci sono riscontri sufficienti per sostenere l’accusa secondo cui Fini avrebbe stretto un’intesa con Francesco Corallo, un altro imputato nel procedimento, o favorito rapporti finanziari tra Corallo e la famiglia Tulliani.
“La sentenza di fatto assolve Fini su tutti i capi di imputazione e si limita, paradossalmente, a ricorrere al concetto del dolo eventuale, che tradotto altro non è che il ben poco apprezzabile “non poteva non sapere””. Lo affermano gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, commentando le motivazioni del tribunale di Roma alla sentenza con cui, nell’aprile scorso, hanno condannato a 2 anni e 8 mesi Gianfranco Fini per la vicenda legata alla vendita della casa di Montecarlo. “Abbiamo già dimostrato in primo grado che era vero l’esatto contrario ossia che “non poteva sapere nulla” e confidiamo nell’appello, anche perché lo stesso tribunale afferma a chiare note che nessun profitto è stato tratto da Fini da tutte queste operazioni finanziarie che non lo hanno minimamente riguardato”, concludono i penalisti.
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