
Per la Procura di Milano, gli insulti rivolti a Liliana Segre da Chef Rubio rientrerebbero nel “dibattito social” e non costituirebbero reato. Tuttavia, la senatrice a vita non è d’accordo: il suo avvocato, Vincenzo Saponara, si è opposto alla richiesta di archiviazione presentata per 17 indagati, tra cui Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio. Secondo il legale, tali affermazioni non sono semplici espressioni di opinione, né insulti generici o legati alla sua età o alle sue posizioni politiche. Piuttosto, si tratterebbe di “insulti nazisti”, aggravati dalla discriminazione razziale.
Il confronto giuridico e le accuse
L’avvocato Saponara ha ribadito la gravità della vicenda, sostenendo che “ci sono dei casi in cui c’è l’insulto nazista, ma si costruisce un contesto politico preteso e si chiede l’archiviazione”. A suo avviso, non esiste alcuna scriminante legata al “legittimo esercizio del diritto di critica”. Insieme a Rubini, risultano indagate altre 16 persone per diffamazione.
Il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere entro due settimane se accogliere la richiesta di archiviazione, ordinare ulteriori approfondimenti o procedere con l’imputazione coatta. Intanto, 12 tra no vax e pro Palestina sono già stati rinviati a giudizio per diffamazione e minacce online, aggravate dall’odio razziale.