
Magistrati in sciopero, guerra fra poteri, gli italiani (e il mondo) non capiscono” - Blitzquotidiano.it (foto Ansa)
Nemmeno uno sciopero a cui hanno aderito in tanti, ha placato gli animi dei magistrati.
Anzi, se possibile, i giudici si sono incattiviti e si sentono più forti ora che l’ottanta per cento di loro ha aderito alla manifestazione.
Il giorno dopo i commenti sono ancora più favorevoli alla “guerra” piuttosto che all’inizio di un dialogo che possa far riflettere tutti.
“Attacchi così non li abbiamo mai subiti nemmeno dalla mafia e dal terrorismo”, sostengono una parte delle toghe.
Se uno sciopero ha una rivendicazione sindacale è comprensivo, ma se ha una matrice ideologica allora non è tollerabile. Questa è la risposta di chi non comprende l’atteggiamento delle toghe che hanno riempito le piazze di tutta Italia.
Insomma, non c’è pace. Anzi, il contrario perché il governo non arretra: “Non ci faremo intimorire né dagli scioperi, né dai flash mob”, rispondono le fonti di Palazzo Chigi.
Sciopero contro il Governo

Vuol dire che la riforma e quindi la separazione delle carriere andrà avanti fino all’approvazione definitiva della legge.
Fino a quando?
Giorgia Meloni non rifiuta il dialogo. Il 5 marzo, ci sarà un incontro che potrebbe avere aspetti positivi. Ma da quel che si legge e dalle parole di chi ha incrociato le braccia il futuro non si presenta favorevole.
Il nuovo presidente dell’associazione magistrati, Cesare Parodi, che sembrava voler indicare una strada che finora non era stata percorsa, ha cambiato registro e nelle interviste rilasciate ai vari talk show non è apparso per nulla propenso ad una tregua.
Si è tornati ai tempi di Giuseppe Santalucia quando non c’era dialogo, anzi quando questo sostantivo non era nel vocabolario delle toghe? È presto per dirlo e la speranza è che non sia così.
Nuovo corso addio
Ma certo è che l’ottimismo dei primi giorni del nuovo corso è via via scemato fino a rendere la situazione per nulla tranquilla. I magistrati non hanno arretrato nemmeno di un metro perché ritengono che la riforma sia solo una “punizione” da parte di un esecutivo che vorrebbe diminuire il loro peso specifico. “Siamo solo favorevoli ad una giustizia che voglia dare uguale dignità all’ accusa ed alla difesa”.
Sono espressioni che non convincono i più esasperati pronti a non mollare mai.
Quindi, l’incontro del 5 luglio sarà solo una farsa, insomma soltanto una visita di cortesia al Presidente del Consiglio?
Nell’entourage della premier, invece, si respira un’aria diversa perché si ritiene che la diplomazia di Giorgia Meloni, alla fine, riesca a convincere i più riottosi ed a riportare la calma e il raziocinio indispensabili quando si tratta di mettere d’accordo due poteri dello Stato. L’Europa ci guarda e rimane quasi incredula perché mai e poi mai avrebbe immaginato un braccio di ferro così difficilmente divisivo. Si è davvero dinanzi ad un contrasto che ha pochi precedenti.
I tanti magistrati in toga con la coccarda tricolore e la Costituzione stretta fra le mani, danno un senso di smarrimento a chi crede nello Stato e al futuro di un Paese democratico. Non si poteva trovare un punto su cui cominciare a discutere prima di arrivare ad uno sciopero nazionale?
Impossibile, data la differenza delle opinioni. Ma questo non è il parere di quanti speravano che non si giungesse a tanto. “Stavolta i giudici sono andati al di là di qualsiasi atteggiamento. Hanno scioperato prima di un dialogo che la Meloni aveva suggerito e che poteva dare qualche risultato”.
Ora, le porte di Palazzo Chigi sono di nuovo aperte. Il 5 marzo il Presidente del Consiglio e i magistrasti si vedranno nel tentativo di trovare un denominatore comune su cui basare una trattativa. Per questo, però, occorre mettere da parte le armi e parlare gli uni agli altri con il massimo rispetto e, perché no, cordialità.
In fondo, si tratta di due poteri dello Stato, non dimentichiamolo. Dunque si lascino all’angolo espressioni come “le toghe rosse” o “vogliono solo difendere i loro privilegi”. Dall’altra parte si smetta di giudicare il ministro della giustizia come un personaggio che voglia vendicarsi dopo aver fatto per anni il pubblico ministero.
L’obiettivo deve essere un altro. Riportare il Paese nella tranquillità perché di grattacapi centinaia di migliaia di famiglie italiane ne hanno già troppi. Per quale ragione aggiungerne un altro che si potrebbe definire incomprensibile?