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Isis, Al Qaeda: come fanno proselitismo in Italia

di Elisa D'Alto |16 Novembre 2015 13:50

Isis, Al Qaeda: come fanno proselitismo in Italia

ROMA – Isis ma anche Al Qaeda, fanno proselitismo in Italia, grazie al web e convertendo (anche) italiani. Ecco una mappa del jihadismo in Italia, come si legge nell’articolo di Francesco Grignetti su La Stampa:

I qaedisti. Si parla poco ultimamente di Al Qaeda, a tutto beneficio del Califfato. Ma il pericolo non è scomparso. Tutt’altro. È di qualche mese fa un’operazione della polizia a Sassari che ha sgominato una cellula qaedista. Undici cittadini pakistani, responsabili di attentati in patria tra 2008 e 2010, e che ipotizzavano di colpire anche in Italia, andranno a processo il mese prossimo con rito immediato. Tra Al Qaeda e Isis c’è competizione, ma le minacce purtroppo si sommano. Anche un gruppo islamista ad Andria, in provincia di Bari, sgominato due anni fa dai carabinieri (Operazione Masrah), aveva una forte connotazione qaedista. Il tribunale di Bari ha condannato Hosni Hachemi Ben Hassen, già imam della moschea di Andria, a 5 anni di reclusione. Questi sono gruppi che hanno conservato saldi collegamenti con i paesi d’origine.

Il declino degli algerini. Per tutti gli Anni 90, la Guerra Santa ha sconvolto l’Algeria. In Italia e in altri paesi europei si scoprivano tantissime cellule del Gruppo Islamico Armato. Nel 1995 i carabinieri arrestarono il cittadino algerino Lounici Djiamel e altri 12 (Operazione Moskea), nel settembre il franco-algerino Safe Bourada a Torino (Operazione Minareto), nel 2004 toccò ad altri quattro algerini a Napoli (Operazione Half Moon).

I fanatici su Internet La propaganda del Califfato sta funzionando da magnete per tanti gruppi armati islamisti e anche per molti immigrati mediorientali. Ci sono quelli che sul web fanno proclami a sproposito, ma magari non passano mai all’azione. O fanno discorsi incendiari. Per questi, il ministero dell’Interno utilizza lo strumento dell’espulsione preventiva. A settembre erano 45 gli espulsi di quest’anno. Dal 2002 a oggi, sono stati 228 i rimpatriati a forza.

Il viaggio di sola andata Nousair Louati, 27 anni, voleva raggiungere la Siria attraverso la Germania. Nel maggio scorso è stato fermato a Ravenna e ora è in carcere. L’ex compagna, dalla quale ha avuto una figlia, è sconvolta: «Vestiva all’occidentale ed era molto credente». L’uomo è un ex spacciatore, con mille problemi di inserimento. Il cosiddetto lupo solitario. «Un emarginato e per questo pronto a tutto, anche a un viaggio di sola andata per la jihad», diceva di lui l’intelligence.

I foreign fighters Sarebbero 65 i «foreign fighters», i combattenti stranieri che dall’Italia hanno raggiunto i territori sconvolti di Siria e Iraq. La stragrande maggioranza erano immigrati. Ma ci sono anche i primi convertiti italiani. Così era il genovese Giuliano Delnevo, morto in Siria nel 2013. Così è Fatima, al secolo Maria Giulia Sergio, 27 anni, nata a Torre del Greco, di Inzago (Milano). Ha lasciato gli studi di farmacia alla Statale e si è trasferita in Siria con il secondo marito, un albanese che definisce orgogliosamente «combattente sanguinario». La polizia qualche mese fa ha arrestato i suoi genitori, anche loro in procinto di partire per la Siria. La mamma, Assunta Buonfiglio, è morta in ospedale, schiantata dalla vicenda. Fanno una gran pena le loro conversazioni, intercettate dalla polizia. La mamma: «Ma io che faccio lì? Che vita faccio? C’è la lavatrice? C’è l’orto?». La figlia: «Noi dobbiamo odiare i miscredenti, a questa gente deve essere tagliata la testa ok?».

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