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Transessualità non è malattia mentale: Oms la toglie dalla lista Icd

di Redazione Blitz |19 Giugno 2018 12:48

Transessualità non è malattia mentale: Oms la toglie dalla lista Icd

Transessualità non è malattia mentale: Oms la toglie dalla lista Icd

ROMA – La transessualità non è più classificata dall’Oms come malattia mentale. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] L’Organizzazione mondiale della Sanità ha spiegato che la transessualità sarà eliminata dalla International Classification of Diseases (Icd) per essere inserita in un nuovo capitolo definito “Condizioni di salute sessuale”.

L’Oms ha infatti spiegato che “l’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale’. E’ ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender”.

La decisione di lasciarla in un capitolo dell’International Classification of Diseases (ICD), spiega ancora l’Oms, nasce dall’esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all’interno dell’Icd stesso. La transessualità, spiega Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio, è stata collocata “in un capitolo di nuova creazione, per dare spazio a condizioni collegate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni codificate nell’Icd”.

Alla base della decisione c’è “l’aver capito che non si tratta di una condizione mentale e lasciare l’incongruenza di genere in quel capitolo avrebbe creato biasimo e condanna” per i transgender, ma “è stato inserito comunque in un altro capitolo” per “garantire l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari”. Questo potrebbe “portare ad una migliore accettazione sociale degli individui” e, a cascata, “migliorare l’accesso alle cure perché riduce la disapprovazione sociale”

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